Monte Sarmiento, 1956

 

 

Clemente Maffei Gueret
Sarmiento, 1956

 

 

Clemente Maffei Gueret e Claudio Mauri,
Sarmiento, 1956

 

 

 

 

IL GIGANTE DI

GHIACCIO

 

a cura di Eva L. Maffei Gueret

”LA PIÙ BELLA MONTAGNA DELL’AMERICA,
UN ICEBERG DI 2400 METRI CHE GALLEGGIA NEL MARE”

Saint Loup

 

La figlia di uno degli alpinisti che 50 anni fa conquistarono il Sarmiento commenta la mostra fotografica, per ricordare l’avvenimento, organizzata a Pinzolo in collaborazione con:
Museo Nazionale della Montagna Duca degli Abruzzi CAI Torino, Cervino International Film Festival, Archivio Fotografico salesiani Don Bosco Roma, Biblioteca SAT Trento, Comune di Pinzolo, Comune di Trento, Studio d’Arte

“Un ritorno alle montagne della Terra del Fuoco, che per tanti anni erano state la mèta prediletta de’ miei viaggi e delle mie esplorazioni, mi sembrava un sogno. E il sogno si avverò nel gennaio del 1956…” Inizia così il bellissimo libro “Sfingi di ghiaccio” di Padre Alberto Maria De Agostini, pubblicato nel ‘58 in lingua italiana e spagnola, che racconta la spedizione alpinistica e scientifica che ha conquistato il Monte Sarmiento e il Monte Italia. L’impresa impegna alpinisti e scienziati per quarantatre giorni di tempeste e bufere, durante i quali rare aperture della coltre di nubi lasciano vedere la luce delle vette. Con Padre De Agostini, il capo scientifico-tecnico prof. Giuseppe Morandini, il fisiologo dott. Luigi Sperti, l'ingegnere e geologo Arvedo Decima, le guide Luigi Carrel, Camillo Pellissier, Luigi Barmasse e Clemente Maffei Gueret, l'accademico del C.A.I. Carlo Mauri, l'operatore cinematografico Edmondo Raffaldi, il maggiore Artuto Ayala Arce, topografo, il radiotelegrafista Belisario Cabeza, l'andinista Michele Saavedra e il cuoco Angelo Gaez. Quarantuno fotografie compongono un denso e poetico percorso per gli appassionati di avventure vere, vissute nell’intensa volontà di arrivare, di farcela, di tornare vincitori. L’elaborazione delle vecchie pellicole ha creato effetti cromatici e bagliori che sembrano illustrare gli stati d’animo dei protagonisti. Il racconto, composto da dati geografici, alpinistici e citazioni, riesce ad evocare il contatto diretto tra uomo e forze della natura. Le acque gelide e torbide dello Stretto di Magellano e le terre ricoperte di giunchi secchi e ghiacciai, che arrivano sino al mare, sono lo scenario di un’esplorazione che non si arrende davanti a nulla. Gli animi dei conquistatori sono carichi di solidarietà e di autenticità in ogni atto comunicativo. Queste sono condizioni in cui gli spiriti si riempiono di una fiducia che rende più forti e capaci della massima determinazione. Ritengo che sia proprio questo uno dei messaggi tra le righe di questa esposizione: la capacità di coltivare la profondità umana nella relazione con l’altro e con la natura in una disciplina, porta a essere più coraggiosi e più sinceri anche negli altri settori della vita. Cercare la frequentazione di validi alpinisti e di persone leali è come desiderare un caldo rifugio nella bufera dell’indifferenza e dell’arrivismo. Il percorso fotografico,arricchito di fotografie inedite sulla conquista del Monte Italia è riproposto nella IX edizione del Cervino International Film Festival, dal 19 al 23 luglio 2006 a Breuil – Cervinia e Valtournenche.

 

“Quassù il tempo è prezioso. Non si deve sprecarne assolutamente. Stiamo intensamente lottando con la nostra forza e la nostra mente. Non possiamo distoglierci da questa intensità. Ci sentiamo vicini alla meta. Dentro di noi tutto è teso verso di essa. (...) Carlo mi chiama. (...)Un grido! - Ohi! Ghe sem en cima! - E’ un grido che fa smuovere tutto dentro di noi, che fa ribollire il sangue nel cuore e lo spinge alla testa con un impulso inverosimile. (...) Si, è proprio la cima orientale del Sarmiento, la più tremenda e la più fantastica cima della mia carriera di alpinista.” (Clemente Maffei)

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